Inviato: 30-12-2009 23:07 Oggetto: PARAMOTOR RAID: Da Treviso a Roma in paramotore.
Ciao a tutti, è passato qualche mese dall'ultimo post, ma finalmente vi allego il racconto del viaggio.
Ciaooo!!!!!
PARAMOTOR RAID: Da Treviso a Roma in paramotore.
Troppe volte mi sono ritrovato a leggere, carico di sogni e sinceramente anche un po’ di invidia, racconti di piloti che con i loro mezzi volanti sono riusciti a realizzare lunghi voli, arrivando a percorrere diverse centinaia di km alla scoperta di posti nuovi.
Piloti privati, di ultraleggeri, di volo libero…tutta gente che animata dalla stessa grande passione per il volo non si accontenta dei “cieli di casa”, e che almeno una volta nella vita dà sfogo a quel bisogno interiore di migrare altrove, in volo ovviamente.
Gli anni in libero con il parapendio, che continua ad essere l’elemento primario della mia attività di volo, non hanno fatto altro che alimentare questo mio desiderio, trovando il giusto sfogo nel cross country.
Ma si sa, la voglia di volare non si sazia mai, e così per andare anche dove il parapendio difficilmente ti può portare, da un paio d’anni ho integrato la mia attrezzatura con un paramotore. Così, una volta acquisita la giusta dimestichezza con il nuovo mezzo, animato dallo stesso desiderio che provavo nel leggere i resoconti di volo di altri piloti, mi sono inventato il “mio raid”: Treviso-Roma in paramotore.
L’idea, in origine più ambiziosa, prevedeva di raggiungere Pozzuoli (NA) effettuando un paio di voli al giorno assieme ad altri tre piloti, scortati a terra da un furgone d’appoggio.
Per svariati problemi (tempi, lavoro, ferie) la configurazione finale del team è risultata la seguente: il sottoscritto nel ruolo di pilota, la sua santa consorte (convinta più che altro per sfinimento) nel ruolo fondamentale di appoggio a terra.
Così, il piano definitivo ideato per venire incontro a tutte le esigenze e non risultare troppo faticoso per la gentile accompagnatrice è risultato il seguente: un volo al giorno effettuato il mattino presto, scali tecnici in località di interesse turistico e almeno cinque giorni di totale riposo al mare una volta giunti a destinazione.
Lunghi voli con un mezzo lento come il paramotore non sono impossibili, ma richiedono un certo spirito di adattamento, un’accurata preparazione tecnica e logistica e anche una buona dose di fortuna per quanto riguarda la componente meteo.
La programmazione del volo è stata forse la parte più impegnativa: una volta acquistate in aeroclub le carte aeronautiche della Jeppesen, ho studiato un itinerario che conciliasse i punti saldi sopra descritti, le capacità e le prestazioni del mezzo e gli spazi aerei in cui è possibile praticare il volo da diporto.
Per la tratta più impegnativa, ossia l’attraversamento dell’Appennino, ho preso spunto dalla rotta scelta dal test-pilot di NOVA Walter Holzmuller, che con un paracarrello e uno stormo di Ibis al seguito ha effettuato più volte la stessa tratta (diretto dall’Austria alla Toscana nell’ambito di un progetto del WWF di reintroduzione dell’Ibis nella laguna di Orbetello).
Di fondamentale aiuto per l’acquisizione di informazioni dettagliate sull’orografia del terreno si sono rivelati i programmi GOOGLE EARTH e GOOGLE MAPS, disponibili gratuitamente nel web, grazie ai quali è possibile ottenere con buona definizione una ricostruzione tridimensionale delle aree interessate.
Così, una volta definito l’itinerario nei minimi dettagli, ho trasferito con l’ausilio di COMPEGPS tutti i waypoint e le possibili aviosuperfici d’appoggio nel GPS, riportando gli stessi anche su una mappa cartacea da consultare in volo in caso di necessità.
Di seguito vi riporto il mio diario di viaggio:
07/08/2009
Vigilia della partenza, ultimo giorno di lavoro prima delle agognate ferie.
La meteo sembra essere più che favorevole per il giorno successivo: si prevede cielo sereno e venti dominanti da NE (quindi con componente a favore).
Non è altrettanto buona per il 9 agosto, in quanto sembra probabile l’avvicinarsi di un sistema frontale con aumento dell’attività convettiva, specialmente al nord e nella zona dell’appennino tosco-emiliano, guarda caso dove dovrei volare io…
Diventa quindi fondamentale percorrere più strada possibile il primo giorno per portarsi a ridosso dell’appennino e tentarne il sorvolo il mattino presto del giorno successivo, cercando di anticipare la possibile formazione di temporali.
Il paramotore è perfetto, appena revisionato e controllato, l’auto che mi accompagnerà piena all’inverosimile fra bagagli, materiale da campeggio, pezzi di ricambio e attrezzatura per poter intervenire sul mezzo in caso di guai (speriamo di no!).
Incrocio le dita e cerco di addormentarmi, ma l’eccitazione è tanta e fatico a prendere sonno…
08/08/2009 – DAY 1
Da Treviso a Comacchio.
Alle 5 del mattino sono già in campo, .
È ancora abbastanza buio, e approfitto per effettuare gli ultimi controlli all’attrezzatura e al paramotore, che questa mattina si presenta più pesante che mai: ho 15 litri di miscela nel serbatoio, i quali sommati al motore portano il peso sulle mie spalle ben oltre i 30 kg.
Non male per decollare, visto che poi a quest’ora non tira neanche una bava di vento…
Appena la visibilità diventa accettabile accendo il motore e inizio il riscaldamento, per la “gioia” di chi abita nelle case vicine e magari vuole ancora continuare a dormire.
Mentre la luce di qualche finestra comincia ad accendersi tiro un respiro profondo e inizio la procedura di decollo; a vento praticamente assente la vela sale a fatica, aiutata un po’ dal flusso dell’elica che ne agevola leggermente il gonfiaggio.
La corsa è lunghissima, per un attimo mi ricorda quella dei cigni, ma alla fine la portanza dell’ala ha la meglio e stacco i piedi da terra iniziando una lenta salita.
Stabilizzo la mia quota intorno ai 200 mt con prua verso la laguna di Venezia, mentre tutto intorno mi sembra surreale: lo sguardo è fisso verso est, sugli altostrati che illuminati dai primi raggi del sole assumono le varie tonalità del rosso e del viola.
Quasi non bastasse, mi arriva sul viso qualche innocua gocciolina: le nuvole sembrano aver voglia di giocare con il sole, e insieme disegnano in cielo un arcobaleno perfetto.
Non ho parole, non potevo sperare in un inizio migliore per questa avventura.
In quota il N-E si fa sentire bene, nel tratto fra Casale sul Sile e Dolo viaggio fra i 60 e i 70 km/h seguendo con attenzione le indicazioni del GPS per aggirare gli ATZ di Treviso e Venezia.
Lascio la spettacolare distesa di acqua e isolotti della laguna veneta a Codevigo per dirigermi verso quella di Rosolina, sorvolo fiumi importanti come il Brenta e l’Adige.
Di tanto in tanto controllo con l’ausilio di uno specchietto il livello di carburante, ne ho ancora abbastanza e proseguo deciso il mio volo sul delta del Po’: in questi luoghi è impressionante la vastità di terreni destinati all’agricoltura, uno spettacolo decisamente inusuale per chi ormai è abituato a fare i conti con un’urbanizzazione sfrenata e quasi senza regole.
Le case sono rarissime, mentre si perdono a vista d’occhio enormi campi di mais lunghi anche diverse centinaia di metri; non oso pensare cosa possa significare avere noie al motore qui in mezzo…
Ma via i cattivi pensieri, il motore gira come un orologio e mi spinge fedelmente verso sud, sorvolo l’abbazia di Pomposa e il suo complesso plurisecolare, soffermandomi a spiralare sopra di essa per qualche attimo, quasi a voler carpire dal cielo un po’ della sua storia.
Verso Comacchio comincio ad averne abbastanza: sono in volo da 3 ore e mezza e la bella cittadina fra il mare e la sua piccola laguna mi invita a sostare presso di essa.
Trovo un bel prato appena fuori del centro abitato e vi poso delicatamente il mio piccolo mezzo volante.
Niente male come prima tratta: le condizioni di vento a favore mi hanno permesso di coprire una distanza di circa 130 km, consumando circa 12 litri di miscela.
Comunico telefonicamente la mia posizione ad Elisa, che in breve tempo mi raggiunge alla guida dell’ammiraglia.
Insieme pranzeremo a Comacchio, visitando la bella cittadina che per molti aspetti ricorda Venezia.
l'alba in volo
la laguna veneta
solo campi!
Da Comacchio a Faenza.
Dopo la visita alla città e un buon riposino mi preparo al secondo volo della giornata. L’obiettivo è portarsi in volo fino a Faenza, a ridosso dell’Appennino emiliano, in quanto sarà da lì che tenterò il sorvolo della catena montuosa l’indomani.
Alle 17,00 la brezza sostenuta sul campo proviene dal mare, e mi permette di gonfiare facilmente l’ala alla francese e di decollare senza difficoltà.
Una volta in volo si fa subito sentire una moderata turbolenza dovuta alla forte attività convettiva, che in queste assolate giornate estive si manifesta particolarmente attiva anche nel tardo pomeriggio.
A 300 mt è tutto un alternarsi fra piccole bolle ascendenti e vaste zone discendenti, non mi sento proprio a mio agio, quindi non appena entro in una termica abbastanza larga e tranquilla decido di risalirla e non la mollo fino a 600 mt.
Più quota uguale più sicurezza, e finalmente si respira: la turbolenza si dilata notevolmente e mi permette di godermi i 55 km di pianura che mi separano dai primi rilievi appenninici.
Arrivo a Faenza in circa due ore e inizio la perlustrazione per individuare una buona zona in cui atterrare: trovo un bel campo di frumento già mietuto, abbastanza grande da rendere agevole anche il decollo e vi atterro immediatamente.
Si fa avanti una signora che abita nella casa confinante al campo, che incuriosita dall’insolito mezzo volante mi chiede se va tutto bene e se ho avuto problemi…mi dice <sa>.
Io le spiego che va tutto bene e che sto andando a Roma con il mio trabiccolo, e mentre questa mi guarda un po’ sconcertata le chiedo se posso passare la notte in tenda sul suo campo per ripartire il giorno dopo.
Ottenuto il permesso dalla gentile signora, piego la vela e approfitto di controllare il paramotore aspettando che Elisa mi raggiunga.
La sera, dopo una bella pizza, controllo sul pc portatile la meteo per il 09 agosto (che conferma instabilità dalle ore centrali della giornata), rifornisco il mezzo e mi corico distrutto nel sacco a pelo con la testa che già pensa alla tappa più difficile e impegnativa che mi aspetta l’indomani.
09/08/2009 – DAY 2
Da Faenza ad Arezzo.
Giorno nuovo, altra alzataccia, questa volta con una notte alle spalle non proprio fra le migliori: i cani della simpatica signora non si sono dimostrati altrettanto cordiali e hanno abbaiato ai noi poveri pellegrini per buona parte della notte.
Non appena esco dalla tendina rincarano pure la dose, decisamente non dobbiamo stargli simpatici.
Il cielo sopra il campo è sereno, verso l’Appennino invece si presentano degli strati medio bassi abbastanza scuri che non mi rassicurano molto.
Decido quindi di aspettare, nel frattempo smonto il campo e mi godo l’alba facendo colazione con calma. Verso le 6,15 la situazione migliora un po’, gli strati si allontanano verso est e decido di decollare.
Anche stamani di vento non se ne sente proprio, e con 12 litri nel serbatoio la corsa mi sembra una maratona, ma alla fine la fatica premia e mi ritrovo nuovamente a salire nell’aria umida e quieta del mattino.
Imbocco l’ampia valle del fiume Lamone in continua lenta salita: sono abbastanza pesante e con il motore a 8800 giri guadagno circa 0,5 m/s.
La tratta è molto piacevole, sorvolo diversi borghetti con rocche e castelli medievali lungo la valle che si stringe sempre più fino scontrarsi con una catena disposta trasversalmente, ultimo ostacolo da scavalcare alto circa 1300 mt prima di considerarmi definitivamente al di là dell’Appennino.
E’ fatta, ci arrivo con 1600 mt, mentre dall’altra parte mi si affaccia un’ampia valle parzialmente coperta da nubi basse e contornata da dolci colline.
Finalmente il motore può tirare un po’ il fiato, e mentre rilascio un po’ la manetta sfilando alto sopra le nubi scorgo in lontananza Firenze; proseguo altissimo sulle colline evitando con cura il CTR del capoluogo toscano, e una volta a Pontassieve comincio a seguire il fiume Arno.
Ad Incisa Val d’Arno ho già 90 km di montagne e colline alle mie spalle e nel serbatoio mi restano solo 3 litri di “brodo”, un po’ scarsetti per raggiungere l’aspirata meta odierna: Arezzo.
A Matassino scorgo un distributore di benzina con un invitante campo al suo fianco e… circa 20 minuti più tardi sto rifornendo il mezzo direttamente dalle pompe, sotto lo sguardo incuriosito degli automobilisti che stanno effettuando la stessa operazione sui loro mezzi terrestri.
Qualcuno si ferma a farmi qualche domanda, e tra una cosa e l’altra passa circa un’ora e mi ritrovo in volo solo alle 10,30.
L’aria non è più molto tranquilla: ho vento contro, l’attività termica si sta attivando velocemente e sui rilievi che mi circondano cominciano già ad apparire i primi cumuli castellani.
Faccio quota in termica per evitare di incassare troppa turbolenza vicino al suolo e proseguo il volo fino alla periferia di Arezzo restando sui 1000 mt.
Al momento dell’atterraggio i cumuli sui rilievi sono diventati congesti e nella piana Aretina si fatica parecchio a scendere.
Concludo il volo alle 11,50 a Indicatore, un paesino 10 km ad ovest di Arezzo con un totale di circa 126 km da Faenza. Very good!
Anche per oggi sono a posto, dopo un’ora dall’atterraggio arrivano gli attesi temporali ma starò già passeggiando in centro ad Arezzo con Elisa, dove tra l’altro passerò una notte decisamente più confortevole in un B&B.
la valle risalita
l'appennino tosco emiliano
10/08/2009 – DAY 3
Da Arezzo a Castiglione sul Lago.
Questa mattina me la prendo comoda, la meta di oggi dista solo 45 km ed è l’ex aeroporto Elleuteri (ora aviosuperficie) a Castiglione del Lago, sulle sponde del lago Trasimeno.
Mi alzo alle 7,00 e decollo sulle 9,00 dal campo di Indicatore.
Seguo una lunga catena montuosa con pendii ricoperti di ulivi, riscontrando quasi subito un fastidioso vento contrario che mi fa avanzare a soli 25 km\h.
A complicare le cose, dopo aver sorvolato il bellissimo borgo di Cortona, ci si mette anche la nebbia , la quale mi obbliga a fare quota e a tenermi vicino ai monti dove si fa meno fitta.
Volare sopra queste distese di nubi basse mi piace un sacco, soprattutto perché sono presenti solo in banchi e mi permettono di mantenere il contatto visivo con il suolo. L’unico inconveniente e che devo mantenermi più alto, e in quota il vento si fa più forte rallentandomi anche fino a 20 km/h.
Arrivo sul campo di Castiglione dopo 2 ore, con la nebbia ormai dissolta e una bella panoramica sul Trasimeno.
Elisa è già all’aviosuperficie, in autostrada ci ha messo un attimo e ne approfitta per farmi qualche foto in atterraggio; è davvero gentilissima, accompagnarmi in questa impresa non è certo facile e mi sta facendo un grandissimo regalo nell’aiutarmi a realizzare questo mio sogno.
Passiamo il pomeriggio a prendere il sole sulle rive del lago per finire in bellezza con una cenetta romantica a Castiglione su un terrazzo con vista panoramica.
La notte la passeremo all’interno del parco adiacente all’aviosuperficie, ospiti del centro per gli anziani che ci ha gentilmente concesso una stanza su cui poter distendere i nostri sacchi a pelo e “hangarare” il mezzo.
nebbia!
l'aviosuperficie a Castiglione del Lago
11/08/2009 – DAY 4
Da Castiglione sul Lago a Castel Viscardo.
Anche oggi mi aspetta una tappa relativamente breve: questa avventura, come già detto, non ha lo scopo di battere alcun record, ma rappresenta per me allo stesso tempo un sogno che si sta realizzando e una sfida personale.
La nuova meta si trova a 50 km da qui ed è Castel Viscardo, piccolo paesino con aviosuperficie che ci permetterà di visitare la vicina Orvieto, continuando con lo spirito di quello che ormai definisco “voloturismo”.
Alle 6,00, sull’immensa aviosuperficie di Castiglione, ho l’impressione di essere in Pianura Padana a novembre…immerso nella nebbia!
Questa comincia a diradarsi dopo le 8,30, permettendomi di decollare in sicurezza solo mezz’ora più tardi.
Nel primo tratto del volo le nubi si presentano piuttosto basse con base a circa 500 mt; alcune di esse avvolgono la sommità delle dolci colline che sto attraversando nei pressi del lago di Chiusi, creando con i vecchi cascinali e le antiche torri d’osservazione uno scenario quasi fiabesco.
Entro successivamente nell’ampia valle del fiume Paglia, dove comincio a seguire l’autostrada A1; prima di Orvieto devo superare un altro tratto di colline, questa volta dall’aspetto decisamente più aspro di quelle incontrate finora.
Mi agevola nell’attraversamento una bella termichetta, grazie alla quale arrivo a 800 mt di quota mantenendo il motore quasi al minimo: niente male, visto che l’aviosuperficie si trova a 560 mt s.l.m.!
Supero le colline con ampia quota di sicurezza e accedo alla valle di Orvieto, puntando dritto verso l’atterraggio che raggiungo senza problemi sulle 10,30.
Passiamo il pomeriggio fra le vie del centro storico di Orvieto, rientrando al campo di volo solo verso sera dove arriviamo giusto in tempo per goderci le evoluzioni acrobatiche di un pilota locale, che ai comandi del suo ZLIN 50 ci dimostra quello che l’aereo può fare.
Siamo al quarto giorno di viaggio e ci apprestiamo a passare un’altra notte in tenda, la stanchezza comincia a farsi sentire, ma Roma è ormai vicina e se tutto va secondo i piani e la meteo continua ad assistermi dovrei raggiungerla l’indomani.
colline umbre
il duomo di Orvieto
12/08/2009 – DAY 5
Da Castel Viscardo a Fiano Romano.
L’alba del 5° giorno affiora in un cielo perfetto senza una nuvola. Il paramotore è pronto con 12 litri di miscela, calcolati per coprire con una buona riserva i 90 km che mi separano da Fiano Romano, paese a 20 km dalla capitale appena fuori dal grande CTR che la sovrasta.
Stamane l’amico vento sembra felice di poter condividere con me l’ultima tappa di questa magnifica avventura e si fa sentire con una brezza perfetta che mi aiuta a decollare senza difficoltà; una volta in volo effettuo un passaggio basso sul campo, saluto Elisa, e mi dirigo verso Orvieto.
Sorvolo le imponenti pareti rocciose su cui è arroccata la città che ancora dorme, tinte di rosa dai primi raggi di sole che la illuminano; lo scenario è stupendo e ne approfitto per scattare qualche foto.
Il volo continua seguendo il fiume Paglia fino al lago di Corbara, sul quale si riflette un sole ancora pallido e filtrato dalla foschia del mattino; da qui in poi avrò un nuovo fedele compagno che mi traccerà la via fino a destinazione: il Tevere.
La valle in cui scorre è talmente attraente che mi invita a volare più basso per apprezzarne le sfumature: è un continuo alternarsi di colori fra i campi di grano già mietuto e il verde del mais, pascoli con cavalli, mucche e greggi di pecore, sui quali procedo a zig-zag giocando con la vela.
Ho una buona componente di vento a favore e abbastanza carburante da potermi permettere di allungare a mio piacimento il volo, senza seguire la rotta più breve fra un waypoint e l’altro, privilegiando così i sorvoli dei luoghi che attirano la mia attenzione.
Ho l’impressione di essere in un’altra dimensione, mi sento completamente fuso con tutto ciò che mi circonda.
Nei pressi della meta riprendo ancora quota e mi porto sui 250 mt per sorvolare un simpatico paesino con castello sopra un collinotto prima di rilasciare definitivamente la manetta per effettuare l’ultima planata su Fiano Romano.
Atterro dolcemente su un ampio prato accanto ad una statale, e mentre appoggio nuovamente i piedi per terra ritorno per un attimo con la mente ad un sogno, vissuto lassù e ora divenuto realtà.
ultimi preparativi all'alba
alba su Orvieto
lago di Corbara
Il Tevere
Ringrazio quanti mi hanno aiutato a compiere questa impresa, in particolar modo:
- Elisa, senza la quale tutto questo non sarebbe stato possibile.
- I piloti che nel forum mi hanno dato preziosi consigli e si sono dimostarti disponibili ad aiutarmi nell'eventualità lungo il percorso.
- Massimo Corrado, che purtroppo non ho avuto modo di conoscere di persona in quanto il mio itinerario non ha toccato la zona di Cellole, ma sarà per la prossima volta,spero.
- Luca, paramotorista di Castel Viscardo, per la gentilezza e l'ospitalità.
I numeri di questo volo:
497 i km percorsi dalla partenza.
16,5 le ore volate.
30,12 km/h di velocità media di percorrenza.
54 i litri di miscela consumati.
Attrezzatura utilizzata:
Paramotore FLY PRODUCTS mod. JET con attacchi bassi basculanti.
Motore Per il Volo Top 80.
Vela Ozone RUSH 2 taglia S (da volo libero, senza trim).
Innanzitutto complimenti per il racconto e i video che hai inserito su youtube!
Ottima l' idea e l' impresa, spero che presto ci si possa incontrare in qualche tappa del fly tour o di coppa Italia.
Registrato: Jun 27, 2007 Messaggi: 139 Località: Cardano al campo -va-
Inviato: 04-01-2010 01:02 Oggetto:
Io e te l'anno prossimo andiamo in ferie insieme.
Hai fatto quello che sogno da tempo e che ho sempre "rimandato" perchè ad agosto è difficile mettersi daccordo con qualcun'altro.
.....e tu, da solo.....con la tua donna che ti segue e sorride.....
Anch'io ho la fortuna di avere 1 compagna così....felice di vedermi volare,ma la solitudine per aria mi ha sempre frenato le grandi imprese.
Ciao Paolo, sono d'accordo con te.
Purtroppo le difficoltà più grandi (a volte più dell'organizzazione in sè del viaggio) derivano proprio dal fattore umano, come ho avuto modo di riscontrare direttamente.
Chissà che prima o poi non si riesca ad organizzare qualcosa insieme, magari in puro volo-bivacco...
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