Paracarrello: istruzioni per l'uso
Tratto da "Aviazione Sportiva", ottobre 2007:

Questo articolo, più che la prova del già conosciuto ed apprezzato trike FLASH, vuole essere la descrizione di una esperienza, vale a dire l’avvicinamento alla specialità del paracarrello. Devo ammettere che, da principiante della specialità, ho nutrito solidi pregiudizi sull’efficacia ed opportunità nell’utilizzo del trike con l’ala floscia. Questi pregiudizi traevano origine dal fatto di aver assistito, in passato, ad alcuni decolli con motori e vele (e forse piloti!) non all’altezza della situazione, oppure in condizioni di vento sostenuto. Veniamo quindi subito al punto: la mia opinione è che, se da un lato il paracarrello si rivela estremamente efficace, divertente e sicuro, dall’altro deve sottostare ad alcune semplici regolette per essere operato in sicurezza.
Queste regole sono: per prima cosa, non si vola con vento forte. Intendiamoci: con brezza tesa anche in paramotore non si va da nessuna parte, ma a volte è piacevole giocare col vento. Infatti decollando a piedi e gonfiando fronte vela, si riesce facilmente a gestire i movimenti sul laterale della calotta, muovendosi di lato senza avanzare, o addirittura indietreggiando, tutte cose impossibili con il trike. Sulla maggior parte del nostro territorio, una brezza sostenuta è sempre associata a turbolenza, ed una trentina o più di metri quadri di tessuto in balia del vento generano forze tali da ribaltare e trascinare qualsiasi cosa.
Secondo: il terreno di decollo e atterraggio dovrà essere sufficientemente ampio, in piano o solo leggermente in pendenza, senza buche, fossi, asperità eccessive, e con l’erba falciata - e questo non è affatto scontato per chi è abituato al decollo a piedi!
Terzo: il volo non deve presentare turbolenza importante, in quanto l’inerzia del carrello, con le sue masse poco concentrate, comporta un certo ritardo sulla vela, con conseguenti oscillazioni sugli assi e rischio di twist sulle bretelle in caso di grosse chiusure asimmetriche. Le condizioni che conviene affrontare sono di turbolenza media e nulla più, del resto le stesse che normalmente si affrontano in paramotore.
Quarto: ancor più che nel caso del decollo a piedi, il tipo di ala che si utilizza riveste un ruolo fondamentale. Naturalmente, dovrà trattarsi di un mezzo intermedio-basico di grande sicurezza e stabilità, ma non solo. Il gonfiaggio dovrà essere esemplare, in relazione soprattutto alla capacità di autocentrarsi sulla testa, seguendo la corsa del carrello, senza innescare movimenti parassiti in rollio e imbardata. Le vele che oscillano e “tirano da un lato” sono bandite. Per contro, non ha nessuna importanza la velocità di decollo ed atterraggio, almeno in monoposto.
Naturalmente, la spinta statica del gruppo motopropulsore dovrà essere all’altezza della situazione, per il gonfiaggio della vela, ma anche per la opportuna riserva di potenza necessaria a sostenere in volo il peso e la resistenza aerodinamica aggiuntiva del carrello. Per i voli in tandem in particolare, una spinta statica reale di 70-75 kg dovrà essere considerata il minimo indispensabile. Il trike FLASH di Fly Products è adattabile ai diversi propulsori e telai della casa, ma trova nel POWER GOLD 130 il suo accoppiamento ideale. Il già potente Simonini MINI 2 di 202 cc è stato sottoposto ad un trattamento “anabolizzante” costituito da un carburatore BING a vaschetta da 36 mm, ed una differente espansione di scarico. Questi interventi, unitamente alla grossa elica da 130 cm di diametro, assicurano una spinta poderosa, a detta del costruttore prossima agli 80 kg, sicuramente esuberante per l’impiego in monoposto, ma necessaria per il biposto. Il trike FLASH infatti può essere utilizzato indifferentemente in singolo o, con l’aggiunta di una seconda selletta (e con una vela opportunamente dimensionata), in biposto.
Il carrello è costituito da una struttura semplicissima e leggera (15 kg) e al tempo stesso robusta (omologazione DULV). Gli assemblaggi, gli accoppiamenti e le saldature di trike e gabbia sono di ottima qualità. Il trave inferiore angolato, è realizzato in ergal a sezione quadra di generose dimensioni; il castello posteriore - sempre a sezione quadra - è regolabile in altezza per adattarsi ai diversi paramotori, ed una culla anteriore in acciaio collega i due elementi e funge da supporto per le sellette dei piloti e punto d’aggancio (differente per monoposto e biposto) per il parapendio. La sospensione quindi è di tipo rigido e molto alto, estremamente stabile e tollerante sulla distribuzione dei pesi, ma offre ben poca sensibilità sulle bretelle e sulla vela. Castello e culla anteriore si ripiegano facilmente sul trave sbloccando un perno con dadi a stella. Il treno di atterraggio posteriore è costituito da due montanti snodati su piastre e mantenuti in posizione da controventature in robusti cavi d’acciaio. Il montaggio/smontaggio del carrello, quindi, è cosa velocissima e non ruba più di qualche minuto. E’ possibile anche, se la vostra vettura lo consente, riporre il trike senza abbassare il trave verticale, semplicemente ripiegando in avanti le gambe del carrello. L’unico particolare un poco dubbio e migliorabile è costituito dai due tiranti superiori i quali, per il ripiegamento, devono essere sganciati o allentati, a costo di una laboriosa regolazione ad ogni montaggio. Personalmente ho risolto con una robusta fettuccia in nylon con fibbia di regolazione e sicurezza, del tutto simile a quelle utilizzate sulle imbragature. In questo modo il tirante si può facilmente tensionare o allentare alla bisogna, anche se la soluzione originale è senza dubbio più stabile e robusta, a patto di avere voglia di armarsi di chiavi e cacciaviti ad ogni montaggio! Le tre ruote sono di piccolo diametro e questo, unitamente alla ridotta luce da terra, impone di impiegare il trike FLASH solamente su terreni ben livellati. L’ammortizzamento è affidato unicamente ai pneumatici ed all’elasticità dei tiranti in acciaio, ma si è rivelato più che sufficiente.
Il telaio centrale del GOLD 130 si inserisce sul castello motore tramite una soletta inferiore ed un balconcino superiore nei quali si incastrano i tubi, e si fissa molto semplicemente con un bullone a brugola. Con la stessa brugola si avvita al telaio la parte inferiore della gabbia, e si completa il montaggio con i due semigusci che si incastrano e bloccano tramite gli usuali velcro. Questa gabbia in tre pezzi con doppio cerchio è molto robusta ed assicura la necessaria rigidità quando, in gonfiaggio, è sollecitata dalla pressione dei cordini. La selletta del pilota è la stessa che si utilizza, eventualmente, nel decollo a piedi, e si sospende alle barre del trike con grilli in acciaio per mezzo di una asola dedicata sugli spallacci. L’imbrago del passeggero è appositamente realizzato per il carrello ed è essenziale e compatto. Entrambe le sedute si rivelano molto confortevoli, anche per persone di robusta corporatura.
La lunghezza è di 170 cm, e la carreggiata di ben 185 cm; questo fatto, unitamente al baricentro molto basso, assicura una notevole stabilità a terra, sia in monoposto sia in biposto. Il peso a secco del trike FLASH, completo, si aggira sulla cinquantina di chili.
AVVIAMENTO: il Simonini in questa configurazione è accreditato di 28 Hp ed il rapporto peso/potenza è fra i migliori, soprattutto considerando la dotazione, con carburatore a vaschetta ed avviamento elettrico con alternatore. La batteria, la pompa carburante e le utenze elettriche alloggiano in un telaietto interno, dietro al propulsore, in ordine e facilmente ispezionabili. Per il primo avviamento a freddo, è opportuno pompare un po’ di miscela per riempire le tubazioni e ripristinare il livello interno alla vaschetta, dopo di che si chiude parzialmente l’arricchitore e si può inserire il master elettrico. Dopo essersi posizionati di fronte al carrello con un piede davanti alla ruota ed il corpo appoggiato al telaio, si aziona brevemente il pulsante di avviamento mantenendo la manetta al minimo. Il motore parte immediatamente, accompagnato dal suono argentino tipico dei Simonini, certamente non silenzioso ma piacevole all’orecchio degli appassionati! La rumorosità di scarico è l’unico vero difetto di questo propulsore. Dopo qualche secondo con un filo di gas, è già possibile disinserire l’arricchitore, raggiungibile anche di fronte alla gabbia sulla parte posteriore del carburatore. A questo punto è necessario scaldare accuratamente il motore, aumentando i giri con progressione e senza fretta, in quanto in un secondo momento, a vela agganciata e pronti per il decollo, questa operazione non sarà più possibile.
DECOLLO: una volta portato il carrello di fronte alla vela già correttamente disposta al suolo, si connettono gli elevatori ai moschettoni adagiando il fascio funicolare negli appositi supporti ai lati della gabbia, avendo cura di controllare il centraggio vela/carrello mettendo in tensione i cordini. Non resta che accomodarsi al posto di pilotaggio, serrare le cinghie dell’imbrago, avviare il motore e decollare. E veniamo al punto saliente: il decollo appunto. Per prima cosa occorre posizionare le braccia nel modo corretto, con i gomiti alti ed arretrati, onde evitare strappi alla muscolatura delle spalle, e dare gas senza esitazioni ma con una certa progressione. Il potente flusso generato dall’elica impatta in modo subitaneo la calotta che strattona le bretelle in modo piuttosto secco, il che può sorprendere la prima volta. Anche la posizione reclinata del busto e delle braccia non agevola l’operazione. Molti piloti utilizzano dispositivi autocostruiti con barre che si incaricano di trazionare gli elevatori anteriori durante il gonfiaggio - del tutto simili a quelli forniti di serie sui paracarrelli più grandi - soprattutto con le grosse vele biposto. Questi dispositivi sono comodi ed efficaci, ma non indispensabili. Con vele che salgono bene ed i trim un po’ rilasciati si gonfia agevolmente senza fare realmente leva sugli elevatori anteriori, come invece si fa nel decollo a piedi, ma solamente accompagnandoli, grazie alla spinta generosa del propulsore che vince la resistenza iniziale della vela. E’ infatti quando la calotta si alza da terra e si posiziona “a muro” che il trike incontra la maggiore resistenza, ed è in quel momento che una decisa smotorata farà partire l’ala che incomincerà a salire. Come per tutte le cose, è solo questione di abitudine. Una volta completato l’arco, non c’è quasi più nulla da fare, se non ridurre gas ed aspettare che la calotta si posizioni sulla verticale. Il carrello infatti avanzerà da solo, seguendo la vela che non offrirà più resistenza, e se l’ala è quella giusta, all’aumentare della velocità si stabilizzerà da sola sulla testa. Piccoli interventi di freno agevolano l’operazione, ma sempre con dolcezza. L’unica cosa fondamentale da capire è proprio il fatto di non avere fretta, di non forzare il decollo, mantenendo l’ala bene in pressione con un po’ di motore e correndo sull’erba senza decollare. Se qualcosa va storto, meglio non insistere se non si è più che esperti, pena la possibilità di un decollo in virata con conseguente ritorno al terreno. Quando invece si è certi che tutto è a posto, si spalanca il gas (ma in monoposto non è necessario dare tutta manetta) e in breve si stacca, pronti a contrastare la coppia destrorsa con un po’ di freno sinistro. Guardare l’ala è indispensabile durante il gonfiaggio e la corsa di decollo, altrimenti non se ne percepisce correttamente la posizione. Rispettando questi semplici accorgimenti, il decollo con il paracarrello è molto facile e sicuro, più facile del paramotore con decollo a piedi, mentre la fretta e l’approssimazione possono portare a spiacevoli conseguenze.
IN VOLO: la salita in monoposto è rapida, occorre andarci piano col gas. La coppia indotta dalla grossa elica è sensibile, tanto che una volta raggiunta una quota di sicurezza, conviene subito regolare i trim per compensare. Ben protetti all’interno della struttura, con le ruote sotto al sedere per ogni evenienza, una grande stabilità e comodità generale, il volo con il trike FLASH è piacevole e confortevole. Le gambe possono essere mantenute tese con i piedi sulle pedane o lasciate penzolare, o addirittura adagiate all’interno della culla, stile sedia a sdraio! Il rumore percepito dal pilota è tollerabile in monoposto per merito del regime di tutto riposo mantenuto dal motore, ma notevole in biposto, con il quale le cuffie sono indispensabili. Le vibrazioni del grosso monocilindrico sono ben avvertibili sulla struttura ma non danno nessun fastidio, in quanto nessuna parte metallica è a contatto con il corpo. L’erogazione con il carburatore BING è lineare e ben dosabile in tutto l’arco di utilizzo. I consumi sono contenuti in circa 3 l/h in monoposto e salgono a 5 in doppio. Il grosso serbatoio da 15 litri consente comunque una grande autonomia.
Le virate si impostano con il solo uso dei comandi, e il maggiore carico alare è a tutto vantaggio della maneggevolezza. In singolo qualche virata accentuata e manovra sportiva è consentita - senza esagerare! - mentre nel volo in tandem è sempre meglio manovrare con dolcezza.
ATTERRAGGIO: dulcis in fundo... l’atterraggio! La manovra è elementare e piacevolissima. Conviene impostare l’avvicinamento col propulsore in moto, raccordare leggermente rasoterra aiutandosi con un po’ di motore. Un attimo prima che le ruote tocchino il suolo si spegne tutto. Non occorre stallare la vela, anzi: una volta a terra bisogna alzare i freni e lasciare smaltire la velocità altrimenti, a comandi affondati, il carrello può impennarsi quando l’ala si abbatte all’indietro. La cosa migliore è lasciare scendere la calotta su un lato, con un colpetto di freno prima dell’arresto, ed il fascio funicolare adagiato a fianco. La cosa importante comunque è evitare di far cadere la velatura su parti calde del motore. Naturalmente è possibile, propedeutico e divertente effettuare dei “touch and go”, ridando subito motore, stabilizzando la vela e ridecollando subito dopo, oppure effettuando virate a terra con cambiamenti di direzione ed inversioni di marcia. E’ sufficiente rullare alla giusta velocità e pilotare la vela, il carrello seguirà. L’ottima stabilità direzionale del trike FLASH consente infatti di rullare veloci ed eventualmente toccare il suolo in atterraggio anche non perfettamente in asse, il mezzo si stabilizza da solo a contatto col terreno.
In conclusione, un carrello leggero come il FLASH rappresenta uno strumento in più di comodità e divertimento, e la soluzione definitiva per chi abbia problemi di mobilità - nonchè un formidabile ausilio didattico - senza snaturare lo spirito originale del paramotore, vale a dire un mezzo economico, facilmente trasportabile in auto ed operabile in totale autonomia ed in spazi limitati senza necessità di piste ed infrastrutture varie. Con un minimo di pratica ed una buona vela si decolla agevolmente - in monoposto - con bave di vento al traverso o in coda, in quanto il flusso dell’elica “smuove l’aria” nel verso giusto e le prese di velocità per lo stacco non sono mai un problema. Un altro grande vantaggio è la possibilità di utilizzare - sempre in singolo - ali molto, molto piccole. Decollando ed atterrando su ruote infatti, non interessa più di tanto la velocità di stallo ed una superficie contenuta rende ancora più facile il gonfiaggio e regala qualche km/h di velocità, una grandissima pressione interna ed una maneggevolezza tale da non far rimpiangere il pilotaggio col peso. Naturalmente, l’ala dovrà essere progettata per lavorare con carichi alari importanti, anche oltre i 6 kg/mq, ma oramai si trovano sul mercato diverse ali di nuova concezione costruite con questi criteri. I limiti che si dovranno accettare, per contro, sono la necessità di un terreno piano e livellato e brezza moderata, oltre che un “feeling” diverso, più “aeronautico” e meno “vololiberistico”!
Un discorso a parte occorre fare per quanto riguarda la pratica dei biposti. Il seppur potente Simonini MINI 2 per volare in tandem serve proprio tutto, e la corsa di decollo in due persone e magari d’estate su fondi pesanti può diventare veramente lunga. Sebbene personalmente non sia molto favorevole, in generale, alle modifiche, complicazioni ed appesantimenti (si vedono in giro carrelli così pesantemente modificati da assomigliare più a motofalciatrici che a mezzi volanti!), utile può essere - come fanno alcuni - montare ruote di maggior diametro, per operare da prati non proprio “all’inglese”... La discriminante tuttavia è rappresentata dal fatto di rimanere entro certi limiti di peso, che potrei indicare in 160/170 kg per pilota + passeggero, ed anche utilizzare una vela con determinate caratteristiche. Ali più lente e galleggione “portano” prima e permettono stacchi puliti anche in condizioni sfavorevoli.
Il trike FLASH dal canto suo si comporta egregiamente in doppio, con una comodità e stabilità a tutta prova, un punto d’aggancio che tollera molto bene le varie combinazioni di peso pilota e passeggero ed una adeguata robustezza. La visibilità anteriore dal posto di pilotaggio non è eccezionale verso il basso, ma sufficiente per districarsi in tutte le situazioni.
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