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Dudek REACTION
- vela reflex avanzata -



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A chi si avvicina a questo tipo di ali consiglio tre semplici esercizi per capirne il funzionamento ed acquisire fiducia nell’autostabilità del profilo.

Primo esercizio:

Gonfiando fronte vela in piano con vento sostenuto, provate a far salire la calotta con energia, per poi lasciarla sopravanzare senza frenarla. Cercate insomma di provocare un collasso frontale. Provate prima a trim chiusi, poi con i trim completamente laschi, e vedete cosa succede. Con l’ala stabilizzata sulla verticale, provate anche a trazionare le due bretelle anteriori - trim aperti - con dolcezza verso il basso.

Secondo esercizio:

In volo in aria un poco mossa, a debita altezza, rilasciate i trim e agganciate le maniglie dei freni nella loro sede. Almeno una volta dovete farlo, vi gioverà a livello psicologico! Raccogliete le mani in grembo ed osservate quindi il comportamento dell’ala. Se avete un telaio con basculanti, assecondatela nei movimenti, altrimenti limitatevi a dare un po’ di gas in più se avrete la sensazione che si stia scaricando troppo. Provate anche a ridurre i giri fino al minimo, vedrete che la stabilità diminuisce un poco, per poi ridiventare assoluta aumentando di nuovo la spinta.

Terzo esercizio:

In volo orizzontale, con un buon paio di guanti, provate a chiudere una orecchietta. Lasciate la maniglia appesa alla bretella e tirate verso il basso e verso l’esterno l’ultimo cordino delle file anteriori. Provate prima con i trim chiusi, poi aperti. Ammesso che vi riusciate, vedrete che la resistenza opposta è notevole, specialmente con l’assetto più veloce; l’orecchia si deforma ma tende a rimanere tutta intera, è molto dura ed in pressione, e se riuscite a chiuderla si riapre all’istante.

SPEED SYSTEM

La pedalina è molto dura da spingere, e lavora su di una ampia escursione che richiede un anello di cordino aggiuntivo (la pedalina completa è fornita di serie assieme alla vela, anche se un po’ pesantuccia) per agganciare la stessa e riuscire a spingerla fino in fondo. A mio avviso l’unica strada percorribile e sicura, a meno che non si voli in aria perfettamente calma, è aprire completamente i trim prima di azionare lo speed system. Vi accorgerete allora, di come aumentando la velocità, la stabilità sembri addirittura migliorare. Vietato toccare i freni.
Naturalmente serve motore in queste condizioni, ma le prestazioni sono sensazionali (circa 60 km/h con la taglia giusta) e sfruttabili, diciamo che fino a metà escursione l’acceleratore si può usare tranquillamente anche in aria mossa. Non che l’altra metà sembri inficiare la stabilità, ma non oso immaginare cosa potrebbe succedere in caso di chiusura a quelle velocità! Si tratta quindi di un’ala che ci riporterà a casa anche in condizioni difficili: a trim rilasciati, mani alte e con un uso accorto dello speed, non c’é vento che ci possa fermare... O quasi!

ORECCHIE

Come già detto, sono molto difficili da fare e trattenere, specialmente a trim laschi. Senza i guanti é impensabile. Meglio utilizzare la spirale per perdere quota, facile e parecchio efficace.

WINGOVER E SPIRALE

Sia i wingover che la spirale sono molto facili e modulabili, anche perché l’ala non conosce chiusure o pendolate degne di nota. Meglio in queste manovre mantenere i trim nella posizione di decollo (20%) o poco più, in effetti la migliore per tutte le occasioni che non siano la crociera veloce (100%) o il volo in termica e dinamica (0%).

CONFIGURAZIONI INUSUALI

L’ala é omologata in categoria “performance” nelle taglie 25 e 31, per il collasso frontale a trim chiusi e per lo stallo di “B” a trim aperti. La 27 e la 29 passano in “standard”. Tuttavia, il baricentro assai avanzato rende le reazioni piuttosto repentine ed impressionanti. E’ altrettanto vero però, che anche le riaperture sono altrettanto repentine... e soprattutto, se riuscite ad avere una chiusura spontanea della vela, ve lo siete proprio cercati!

ATTERRAGGIO

Eccellente il comportamento in atterraggio di questo parapendio. Consiglio trim al 20%. Lasciandolo volare veloce in corto finale, si raccorda rasoterra con parecchia energia da dissipare, attenzione a non affondare subito i comandi pena una restituzione importante. Rallentando progressivamente si arriva a fermarsi anche in totale assenza di vento, ed è incredibile quanto “porta” l’ala anche a bassissima velocità, sostenendo fino in ultimo senza voler mai mollare.

CARICO ALARE

Ritengo la REACTION un’ala piuttosto eclettica da questo punto di vista, diversamente dalle progenitrici. E’ possibile volarla a carico medio (la 27 per un PTV di 100 kg, la 29 per 120 kg) disponendo in tal modo di un’ala efficace in tutte le situazioni, veloce, maneggevole, efficiente e finalmente con buone capacità di veleggiamento. Volandola invece di una taglia in meno (la 25 per 100 kg, la 27 per 120 kg), cosa possibilissima visto il comportamento in decollo e atterraggio e la buona efficienza, si rinuncerà un poco al galleggiamento, ma in tal modo, in quanto a velocità, non c’è n’è più per nessuno.


PREGI E DIFETTI



Velocità e stabilità sono ovviamente i pregi migliori di questa particolarissima ala. Anche il gonfiaggio è eccellente considerata la categoria e il livello di pilotaggio richiesto. Il pilota esperto riuscirà a decollare senza troppi grattacapi anche in totale assenza di vento, tantopiù in connubio con telai rigidi ad attacchi bassi, ma anche con telai tradizionali non ho mai avuto problemi.



Il difetto peggiore - che poi non è un vero difetto, bensì una caratteristica a cui prestare la debita attenzione - è la diversità di pilotaggio rispetto alle ali alle quali siamo abituati. Il rischio maggiore infatti è quello di non capirla e non apprezzarla o non usarla correttamente. I miglioramenti in questo senso avvenuti nel corso degli anni con queste vele sono eccezionali, ma la REACTION Miniplane rimane pur sempre un’ala a profilo autostabile e come tale va pilotata.



A CHI LA CONSIGLIO



Ai piloti di paramotore esperti, che intendano affrontare grandi viaggi e ricercano perciò una macchina prestante e capace di affrontare condizioni difficili. Ai piloti competitori. Per tutti é necessario approcciarsi alla nuova vela con molta umiltà, reimparando a pilotare un mezzo che, sebbene sia dotato di un paio di freni, non si gestisce come un normale parapendio. Per far ciò è necessario liberare la mente dai condizionamenti e dalle abitudini di anni di volo, e questo non è sempre facile.






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Davide Tamagnini

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Pubblicato su: 2007-11-24 (4214 letture)

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