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NOVA Speedmax
vela intermedia



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Tratto da "Aviazione Sportiva", settembre 2007:


Nova non è certo una marca che abbia bisogno di presentazioni. Tuttavia, essendo questa una testata rivolta principalmente agli appassionati di volo a motore, è forse il caso di sottolineare come la casa austriaca abbia segnato la storia del volo libero in parapendio, fin dal lontano 1989 con la leggendaria CXC. Nomi come Phantom e Xenon possono far venire le lacrimucce agli occhi di molti vecchi piloti. Oggi Nova è una realtà consolidata con numerosi modelli di successo e migliaia di vele vendute ogni anno in tutto il mondo. Questo grazie alla mente geniale del progettista, Hannes Papesh, ed uno staff affiatato in cui spiccano i simpatici test pilot Toni Bender, Walter Holzmuller e Mario Eder. Per il paramotore, Nova propone lo SPEEDMAX, oggetto di questa prova.

COSTRUZIONE E MATERIALI

Lo SPEEDMAX è caratterizzato da un elevato carico alare, ed un profilo con linea mediana a reflex, anche se non completamente autostabile. Solitamente, questi profili non si portano a valori di carico estremi, in quanto comporterebbero una richiesta di potenza eccessiva ed un decollo ed atterraggio molto veloci, sicuramente non alla portata di tutti i piloti e di tutti i motori. Nova ha però messo a punto questa sezione alare con reflex moderato ed elevato spessore, che a detta del costruttore è in grado di assicurare un alto coefficiente di portanza. La costruzione è a prova di bomba, con finiture curate, cordame in Technora/Dyneema in diametri da biposto, tessuto Gelvenor LCN66 da 49 g/mq, e generosi rinforzi ovunque, tanto da apparire decisamente surdimensionata e particolarmente longeva. Il range di peso peraltro, spazia per la taglia 19 da 70 a ben 150 kg, il più ampio che mi sia mai capitato di riscontrare. Caricare i 19,2 mq (proiettati) della taglia più piccola a quasi 8 kg/mq, significa disporre di una sorta di missile dalle caratteristiche estreme volabile solo con il trike, ma anche con i 100 kg del mio peso totale in volo, si superano abbondantemente i 5 kg/mq.
L’allungamento in piano è di 5,12 punti, su di una superficie stesa di 22,6 mq, e le celle sono in numero di 31. Le bocche degli enormi cassoni, di forma irregolare, sono generose e rassicuranti, la forma in pianta è rastremata soprattutto sul bordo d’attacco e la campanatura è particolarmente accentuata alle estremità, tanto che le bandelle appaiono verticali. La grafica e i colori sono classici se non fosse per la scacchiera su un lato, di gusto forse un po’ “teutonico”. Le bretelle sono quattro, ma con lo sdoppio delle “A” diventano cinque, dotate di trim con una comoda e ben visibile pallina rossa per l’azionamento, ed acceleratore. Disponibili anche gli elevatori con doppio aggancio, per operare indifferentemente con attacchi alti o bassi. L’insieme appare ancora una volta estremamente robusto ma complesso e pesante. Curiosa la scelta di adottare, per il fissaggio delle maniglie dei freni, gli spartani ed antiquati bottoncini a pressione al posto delle clips magnetiche. La ragione deve risiedere nella presa sicura che i primi assicurano durante le manovre a terra, ma sono un poco scomodi da riagganciare, se necessario, una volta in volo.

GONFIAGGIO E DECOLLO

Devo ammettere di essere stato un po’ prevenuto sul gonfiaggio dello SPEEDMAX in quanto, solitamente, una costruzione pesante rende l’operazione un poco fisica ed eventuali sbandamenti sul laterale durante l’alzata e la corsa di decollo sono un po’ più restii a raddrizzarsi. Questa vela però ha da giocare la carta della piccola superficie, dei grandi cassoni, della campanatura accentuata, tutte caratteristiche che dovrebbero favorire una agevole partenza. Infatti, all’atto pratico il gonfiaggio risulta leggero e piacevole, la calotta sale pulita e tende a rallentare solamente sui 70 gradi, a causa del tipo di profilo che si siede un po’. Se da una parte, quindi, occorre insistere appena un poco di più nella parte finale del gonfiaggio, dall’altra è difficile che vi sia tendenza al sorpasso. Conviene impugnare entrambe le bretelle “A”, partire decisi in assenza di vento, senza la necessità di particolari disposizioni a terra - la classica mezzaluna va benissimo - ed entrare di motore con un certo anticipo. Tutto risulterà facile e naturale, la corsa di decollo è solo un pelino lunga ma tutt’altro che eccessiva, la presa di velocità dopo lo stacco può sorprendere chi non è abituato alle piccole superfici. Ho provato diversi settaggi di trim ma il migliore per il decollo è senz’altro quello classico con un paio di cm di lasco. La sensibilità alle componenti di vento laterali è scarsa, ma la sorpresa più gradevole dello SPEEDMAX è la capacità di raddrizzarsi, in caso di una salita non perfettamente in asse, con una notevole facilità. Infatti, continuando ad avanzare con un po’ di motore e correggendo di freno, si riporta con naturalezza la calotta sopra la testa e, cosa notevolissima, l’ala non tende a “partire” in direzione opposta, come a volte accade, ma si ferma esattamente al centro senza necessità di particolari correzioni o anticipo. Un comportamento eccellente in questo frangente, anche per i principianti, che non saranno sorpresi da oscillazioni della calotta, adattissimo anche al trike e sicuro. L’unico aspetto che rende questo parapendio non ideale per i novizi è la necessità di sostenerlo subito di motore (la velatura non “galleggia” molto sulla testa con poco vento), e la piccola superficie che richiede un minimo di malizia in decollo ed atterraggio. Anche la sensibilità ai comandi è forse eccessiva per una persona che si avvicini alla disciplina; vero è che sarebbe possibile volare le taglie più grandi con minore carico alare, ma temo che questo possa peggiorare le ottime caratteristiche di gonfiaggio e snaturare un po’ la vela. Per i motivi suddetti, il gonfiaggio rovescio, che pure non presenta nessunissima difficoltà, è da consigliare solamente nel caso di brezza decisa, altrimenti serve una tecnica corretta e senza esitazioni.

IN VOLO

Profilo austostabile, oppure no? Che vuol dire curvatura “moderata”? Di sicuro lo SPEEDMAX si discosta dalla scuola di pensiero tracciata, in merito, da Paramania e Dudek. Basta osservare la ripartizione dei carichi sulle diverse file dei cordini. In una vela con reflex, ad essere molto caricate sono le file “A”, con centro di pressione estremamente avanzato. Cercare di trazionare i cordini anteriori per, ad esempio, ripiegare le orecchie, risulta praticamente impossibile, soprattutto a trim laschi. Qualora si riesca, l’abbattimento è secco. Nello SPEEDMAX, sembra invece che il carico sia principalmente sulle “B”. Le file anteriori sono morbide da trazionare, ed esattamente come nei profili tradizionali, non oppongono particolare resistenza, e questa operazione non sortisce alcun effetto: trazionando dolcemente verso il basso il bordo d’attacco infatti, il profilo non collassa, non si abbatte e continua a volare come se nulla fosse. Tuttavia, a trim laschi, le file posteriori hanno poco carico, esattamente come sulle autostabili pure, e l'ala rimane solida. Il risultato è una vela molto caricata sulle “B”, che vola in maniera per certi versi simile alle ali a sezione autostabile, ma con comportamenti più “morbidi” e meno estremi, tanto che si pilota in maniera tradizionale. Anche le reazioni in caso di collassi dovrebbero essere molto meno repentine. Solitamente non amo le vie di mezzo, che lasciano spazio a dubbi e interpretazioni diverse, ma devo dire che la scelta NOVA mi è piaciuta e la apprezzo sempre di più ogni giorno che la sperimento in volo. Il comportamento generale è improntato alla stabilità, con un buon ammortizzamento, che lascia spazio a qualche piccolo movimento in beccheggio, appena abbozzato, il quale aiuta a capire cosa succede. Si può scegliere di volare a mani alte senza interferire con questi movimenti fino a che rimangono di piccola entità, anche a trim rilasciati; oppure si può cercare l’appoggio dei comandi come si fa con le ali tradizionali. Lo SPEEDMAX si adatta ed esegue docile. L’escursione dei comandi è ampia nonostante la piccola metratura, e le basse velocità sono digerite con disinvoltura, con una giusta restituzione di pressione sui freni.
Parlando di prestazioni, è chiaro come queste possano variare anche di molto in una vela che si può volare in un range di peso così ampio. Personalmente ho provato la taglia 19 caricata a 100 kg col paramotore e a 125 circa con il trike, e naturalmente ci sono alcuni km/h di differenza nelle velocità caratteristiche, comunque buone, sui 35 km/h a trim chiusi e una quarantina a trim aperti con il carico più basso. Lo SPEEDMAX è una veletta rapida, divertente, il livello di pilotaggio richiesto è intermedio. La richiesta di potenza è bassa con i trim trazionati e il carico alare su valori “umani”, relativamente alta con i trim rilasciati e 6,5 kg/mq, ma anche la velocità corrispondente è elevata, superiore ai 45 km/h. L’efficienza si dimostra infatti non strepitosa ma mediamente più che buona, specialmente in relazione alla taglia, con tassi di caduta a tutte le velocità non eccessivi, e conseguente consumo di carburante contenuto.

VIRATA

La virata con lo SPEEDMAX è molto divertente. Si avverte subito la piccola superficie, la partenza in rollio non ha inerzia ed è sorprendentemente leggera per chi non è abituato alle piccole metrature. Per contro, la calotta tende in un secondo momento a frenare l’entusiasmo e ad allargare, la virata si appiattisce, i comandi si fanno un po’ più duri ed è quindi difficile che l’ala affondi e perda quota nelle virate costanti, se non lo si vuole. Un comportamento divertente e adatto a qualsiasi pilota con un minimo di esperienza; la precisione è discreta, l’escursione dei comandi necessaria limitata, lo sforzo sugli stessi contenuto. Nonostante la tendenza ad appiattire e la necessità, a volte, di insistere un po’ di più sul freno interno, non vi è nessun rischio di stallo della semiala, in quanto con appena un poco di decisione, quando necessario, l’ala capisce subito chi comanda e la risposta in rollio non si fa attendere.
Anche a trim aperti, diversamente dalle reflex, i comandi non perdono molto in sensibilità e precisione. Quasi non si avverte differenza.
L’ala gradisce molto il pilotaggio col peso su telaio dotato di basculanti, la virata guadagna in precisione e fluidità.
Le inversioni di rollio sono piuttosto vivaci con lo SPEEDMAX, tanto da suggerire cautela le prime volte. Più che forzare le pendolate occorre accompagnare con dolcezza.

VOLO IN TURBOLENZA

Che si fa in turbolenza con questa vela? Consiglio senz’altro di pilotarla in maniera tradizionale, anche se con un uso un po’ più disinvolto dei trim. Vale a dire:
turbolenza lieve - si può ignorare, mantenendo i freni alti, trim chiusi o aperti non ha importanza;
turbolenza più sostenuta - chiudere i trim, mantenere i freni alti ma intervenire con i comandi per restituire pressione quando le semiali si scaricano un po’ e per controllare eventuali pendolate.
Ad ogni modo lo SPEEDMAX è un’ala particolarmente rassicurante e facile in condizioni.

VOLO IN TERMICA

Trim chiusi e motore allegretto per compensare l’elevato carico alare, le ascendenze si sfruttano con facilità e divertimento. La maneggevolezza fa miracoli e il rischio è solo quello di farsi prendere dall’entusiasmo ed esagerare nello stringere le virate, mangiandosi un po’ di quota inutilmente. Meglio appoggiare il peso e pizzicare i freni lasciando scorrere con fluidità. La grande sicurezza e confidenza che il mezzo trasmette, consente di concentrarsi sull’ascendenza e di sfruttare anche condizioni relativamente robuste.

SPEED SYSTEM

Se con l’utilizzo dei trim la sicurezza rimane elevata e la sensibilità alle piccole turbolenze scarsa, non altrettanto si può dire dello sfruttamento della pedalina. Con i trim aperti e lo speed a fondo infatti, si va veramente forte ma siamo un po’ al limite, a differenza delle Paramania/Dudek che mantengono inalterata la loro stabilità. In compenso, le perdite di pressione ed i collassi sono “morbidi”, restii a propagarsi. Consiglio quindi di utilizzare la pedalina dell’acceleratore in alternativa ai trim. Le prestazioni sono notevoli in rapporto al livello di sicurezza dell’ala.

ORECCHIE

Difficili da fare, anche con la bretellina sdoppiata, a causa della pressione interna e della resistenza al collasso del profilo, di cui si è già detto. Occorre (con i guanti) afferrare il cordino esterno ben al di sopra del moschettoncino dedicato, e tirare con decisione fino all’abbattimento. La vela sbatacchia e protesta nel tentativo di rigonfiarsi, e non appena si rilascia si riapre.
Conviene rilasciare almeno un poco i trim durante la manovra. Aggiungendo anche mezza pedalina il tasso di caduta raggiunge valori interessanti.

SPIRALE

Per entrare non occorrono malizie particolari, basta portare peso e intervenire decisi di freno per ritrovarsi subito in configurazione. L’accelerazione è piuttosto importante, l’uscita automatica tanto da richiedere una certa decisione per rimanere in centrifuga. Il disimpegno però è progressivo e gestibilissimo.

ATTERRAGGIO

Come tutte le vele di piccola superficie, è saggio lasciarla volare senza rallentarla troppo in anticipo. Dopo aver raccordato rasoterra con ancora energia da smaltire, all’affondo dei freni l’ala si ferma ubbidiente con scarsa restituzione. Atterraggi “soft” garantiti anche in assenza di vento.

CARICO ALARE

Ritengo che tutta quanta la gamma di peso indicata dal costruttore sia effettivamente sfruttabile... Dipende, ragionevolmente, da quel che si vuole fare! Al minimo del range si potrà volare con soddisfazione in volo libero, senza motore, specialità nella quale lo SPEEDMAX ha da dire la sua. Con un peso medio, invece, si volerà al meglio in paramotore, mentre la parte alta della gamma è riservata al paracarrello, altra disciplina nella quale la bella ala Nova si è dimostrata particolarmente a suo agio.

PREGI / DIFETTI

Lo SPEEDMAX ha dalla sua la sicurezza e la facilità generale, la maneggevolezza, le finiture impeccabili e la sovradimensionata resistenza strutturale. L’unico difetto che può risultare antipatico è costituito da una inezia: i bottoncini a pressione per fissare le maniglie dei comandi, duri da staccare durante la preparazione al decollo, e macchinosi da riagganciare in volo. Occorre considerare anche la presa in carico un poco più pigra di altre vele, per chi non può o non vuole allungare molto la corsa.

A CHI LA CONSIGLIO

A chiunque voglia divertirsi in sicurezza, con almeno un anno di esperienza in paramotore e l’ambizione di fare un passo avanti da vele più lente e inerti.









Davide Tamagnini

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Pubblicato su: 2008-02-08 (1155 letture)

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