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Mac Para SPICE
- vela avanzata -




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Tratto da "Aviazione Sportiva", maggio 2007:

Fra le ali destinate al volo a motore, si possono osservare diverse linee progettuali. Considerato che le esigenze di chi si muove con un propulsore ausiliario sono spesso diverse da quelle di chi pratica il volo libero, i costruttori tradizionalmente impegnati nello sviluppo di ali per la pratica del parapendio si adeguano ed impostano il loro lavoro su specifiche di progetto mirate. Alcuni essenzialmente adattano vele nate in origine per il volo veleggiato, le quali si siano dimostrate particolarmente adatte al nuovo impiego, a volte semplicemente dotandole di trim, a volte alleggerendo e semplificando la struttura per agevolare il gonfiaggio in piano, a volte intervenendo su assetto e fascio funicolare. Altri invece si stanno muovendo in direzioni relativamente nuove, come l’uso di profili autostabili e la riduzione della superficie alare.
La Mac Para gode di solida tradizione e fama tra gli amanti del paramotore, grazie ad alcuni modelli intermedi rivelatisi tra i migliori per l’impiego motorizzato. Con la SPICE però, la ditta ceca fa un deciso passo avanti per assecondare le esigenze dei paramotoristi, proponendo una vela specifica.

COSTRUZIONE E MATERIALI

L’allungamento in piano è di 5,8 punti, suddivisi in 63 celle di diversa larghezza, intercalate da due gruppi di triangolazioni diagonali, che convergono sull’attacco dei cordini, ogni tre centine. I tessuti utilizzati sono gli Skytex 9017 in versioni diverse secondo l’utilizzo. Il cordame è realizzato in Technora sulle linee principali, su quelle superiori in Edelrid (Kevlar), di diametri differenti e ottimizzati rispetto alle file e zone interessate. L’architettura del fascio funicolare è pulita e lineare. Un cordino orizzontale esterno al profilo si occupa di scaricare le tensioni reciproche tra le varie diramazioni, senza appesantire e complicare la costruzione interna della velatura. L’unica piccola pecca è rappresentata dal fatto che tutte le linee (tranne i freni e il cordino degli stabilo) sono dello stesso colore, richiedendo perciò un minimo di attenzione in più nella preparazione. Le bretelle sono quattro, corte, essenziali, munite di trim dall’escursione moderata. Ho molto apprezzato il fatto che le fibbie di regolazione della fettuccia siano di generose dimensioni, facili da azionare e sicure nel bloccaggio, e di sagoma arrotondata, prive di spigoli vivi. Il cordino esterno delle “A” è servito da una bretellina sdoppiata costituita da una piccola treccia in Dyneema che ha lo scopo di garantire maggiore stabilità alle estremità nel volo accelerato conferendo loro un assetto ottimale, oltre che di favorire la chiusura delle orecchie. Viceversa, alle estremità della raggiera dei freni, occhielli metallici in cui scorrono i cordini provvedono ad arricciare il bordo d’uscita alla trazione del comando.
La struttura gonfiata appare anzitutto molto bella: allungata, pulita e tagliente come un rasoio, di rastremazione e campanatura moderate che si accentuano solo sui terminali. Il bordo d’attacco è immacolato. Sebbene piuttosto sobria, la grafica è curata ed elegante.
La SPICE è prodotta in due taglie: la 22 e la 25, corrispondenti a 19,4 e 22 mq proiettati. La misura più piccola è consigliata per pesi in volo da 95 a 125 kg, quella più grande da 120 a ben 150 kg. Facendo due rapidi conti si ricava un carico alare di 5 e 5,4 kg/mq sulla superficie stesa, che salgono a 5,7 e 6,1 su quella proiettata, considerando un peso totale perfettamente centrato nella taglia di riferimento. Per capirci, sono valori degni di una vela da acrobazia.
Una progressiva riduzione delle superfici nel volo motorizzato era cosa prevedibile, ma non altrettanto scontati i risultati. Per quali motivi può essere interessante ridurre la superficie? I vantaggi velocistici innanzitutto sono intuibili, così come quelli in maneggevolezza, ma non è finita qui. Una calotta più piccola e caricata infatti, più facilmente asseconda la spinta del gruppo motopropulsore, segue meglio le accelerazioni e decelerazioni e sviluppa un rateo di salita più alto se la spinta è adeguata. Non sono da dimenticare la stabilità e la pressione interna, notevolmente esaltate, tanto da rendere improbabili i collassi in condizioni non estreme di utilizzo e, dulcis in fundo, un gonfiaggio molto più leggero.
Quali sono, invece, gli aspetti negativi? Per cominciare decollo ed atterraggio più veloci e impegnativi naturalmente, ma anche un tasso di caduta, specialmente in virata, tale da richiedere parecchio motore per compensarlo. L’evoluzione della tecnica ha di molto ridotto la perdita in efficienza che si ha utilizzando ali floscie molto caricate: le vele moderne, in special modo se appositamente preparate, non si deformano con carichi elevati e le piccole taglie perdono poco in prestazioni rispetto a quelle più grandi, tuttavia una discreta efficienza di base è consigliabile per non dissipare troppa potenza nel mantenimento del volo livellato. L’incognita maggiore è forse rappresentata dal fatto che, qualora una configurazione inusuale (per quanto improbabile) si manifesti, le reazioni possano essere piuttosto repentine.
La Mac Para con la SPICE ha affrontato e - apparentemente - risolto tutti questi problemi in maniera egregia, tanto da dare l’impressione che le piccole metrature proposte comportino solamente vantaggi. Almeno per il pilota giusto.

GONFIAGGIO

I trim si regolano sulla posizione neutra marcata sulla fettuccia, corrispondente a circa il 20% dell’escursione totale, e si procede al gonfiaggio prestando bene attenzione a non trazionare eccessivamente gli elevatori anteriori (meglio impugnare solo i principali), ed accompagnarli morbidamente sulla testa, in quanto una azione troppo energica provoca un arricciamento e parziale chiusura del bordo d’attacco alle estremità. In verità l’ala sale ugualmente ma in maniera leggermente scomposta. Occorre invece una certa dolcezza e progressione.
Perfettamente inutile aiutarsi con il motore durante la prima parte dell’alzata, anche in totale assenza di vento. Il gonfiaggio infatti è leggerissimo ed ultrarapido. Sarà la metratura e il peso ridotto della calotta, sarà l’assetto o l’architettura del fascio con la fila anteriore così vicina al naso del profilo, fatto sta che in decollo la SPICE è spettacolare. Chiaro che tale entusiasmo della vela nella salita si traduce quasi sempre nella necessità di frenare, anche a fondo, per impedirne il sorpasso, e di entrare decisi di motore per stare al passo, ma nulla che possa impensierire un pilota capace. Non si tratta di un gonfiaggio adatto ai principianti della disciplina quindi, ma è il migliore che un pilota esperto possa desiderare. Non solamente per le caratteristiche sopra enunciate, ma anche per la spiccata tendenza a salire in asse, senza traslare di lato più di tanto pure in presenza di componenti di vento al traverso, e di rimanere autonomamente sulla testa durante la corsa, senza la necessità di correzioni di freno per contrastare i piccoli sbandamenti, già di per sè improbabili. Dieci e lode.
Il gonfiaggio fronte vela dal canto suo non presenta nessun problema, a parte qualche piccolo movimento a serpente dovuto all’allungamento. Anche qui serve dolcezza e misura.

DECOLLO

...Quanto bisognerà correre con un simile straccetto sulla testa per staccare? Ebbene: relativamente poco. La portanza è sensibile fin da subito, e la presa in carico è sorprendentemente rapida, con un motore non troppo fiacco per lo meno, cabrando un po’ ma senza esagerare. Con un minimo di tecnica quindi, si parte al primo colpo in qualsiasi condizione, e senza fatica. Mi è capitato, nel corso della prova, di impegnarmi in decolli in salita, in discendenza, con vento leggero da dietro o laterale, con la vela bagnata e i movimenti ostacolati da abbigliamento pesante invernale, e in tutti i casi non ho mai fallito un tentativo. Meglio di così, è veramente difficile fare.

IN VOLO

Una volta in volo si procede dritti e spediti con un rateo di salita ottimo a tutto gas, la vela appare fin da subito compatta, efficiente ed estremamente sensibile ai comandi. Una volta livellata la traiettoria, l’andatura è rapida ma forse non così sostenuta come la metratura avrebbe fatto supporre. Non siamo lontani tuttavia dai 40 km/h a livello del mare, secondo il carico, con i trim neutri al 20%, quindi comunque sopra la media. Esplorando la gamma di velocità, si scende rapidamente fino ad una minima piuttosto buona corrispondente a circa il 60% di escursione dei freni, oltre l’ala comincia a dare chiari segni di insofferenza. L’escursione dei comandi, quindi, è piuttosto limitata. La stabilità in beccheggio è notevole.
La corsa dei trim non è elevata, tuttavia la corda alare è ridotta e rilasciandoli la velocità si approssima ai 45 km/h, e la stabilità è sempre dominante. I comandi diventano lievemente meno morbidi con un pizzico di precisione in meno in ingresso, ma proprio un pizzico...
Anche in questa configurazione, per quanto occorra procedere con attenzione se l’aria non è perfettamente calma, il pilota può stare tranquillo e godersi il panorama, che scorre veramente veloce. Le file A e B sono molto caricate con qualsiasi settaggio di trim, la struttura alare è parecchio rigida e coerente fin sulle estremità. Tuttavia, coloro i quali si aspettavano una specie di missile ultraveloce ed adatto solamente alle competizioni, rimarranno piacevolmente sorpresi (o delusi, a seconda!): la velocità è buona ma gestibile, la richiesta di potenza sempre contenuta, anche inferiore alla media in volo livellato e trim chiusi. La SPICE è un’ala avanzata, su questo non c’è dubbio, ma non eccessivamente tirata ed abbordabile solo da chi abbia velleità corsaiole ed il pelo sullo stomaco.

VIRATA

Come già detto i comandi sono sensibilissimi, tanto da poter gestire la vela, in condizioni normali, con non più di dieci centimetri di escursione, sia per manovrarla in virata che per il controllo di beccheggio. Mi raccomando: dolcezza, molta dolcezza e progressione. Manovrare col peso aiuta ma non è certo indispensabile, impensabile uno stallo asimmetrico. La SPICE è una di quelle vele che, sebbene in un contesto di stabilità dominante e rassicurante in ogni frangente, tra “l’andare avanti” e il “rimanere indietro”, preferisce senz’altro andare avanti. Quindi ogni scusa è buona, diciamo, compresa la virata, per affondare e prendere velocità, anche se il tasso di caduta non precipita a valori altissimi (se non si esagera), anzi, questo accumulo di energia avviene e si trasforma in maniera efficiente. L’ala accelera, restituisce, delfina, con progressione e fluidità e senza perdere molta quota. Anche le inversioni di rollio danno l’impressione di un comportamento classico e prevedibile, mai nervoso. Chiaro che una simile lama di spada così caricata va controllata e tenuta nelle picchiate più accentuate, e non bisogna sbagliare i tempi. Decisamente un bel giocattolino che vede proprio nelle sensazioni e divertimento in volo la sua caratteristica migliore.

TURBOLENZA

L’impressione di compattezza si conferma in turbolenza quando, anche nelle botte più secche, l’ala rimane compatta sulla testa, sbatacchia tutta intera, protesta, fruscia, ma non chiude e non si sposta più di tanto. Chiaro che va tenuta al momento giusto, non è vela da lasciare a sè stessa. Le tensioni reciproche di calotta, fascio e pilota sono molto alte, tanto che è difficile avere la sensazione che le semiali si muovano per conto proprio, ogni scarico e sussulto si ripercuote immediatamente su tutta l’apertura. Sarà che è così piccola!...
Mi è anche capitato, nel corso della prova, di subire una chiusura spontanea in condizioni di forte windshear di circa il 50% del bordo d'attacco, senza nessun accenno di rotazione e una riapertura immediata.
Telai con attacchi bassi basculanti danno ovviamente qualche possibilità in più di controllo e morbidezza nelle reazioni.

IN TERMICA

Avete mai pensato di provare a termicare con un “fazzolettino” di 22 mq e il paramotore dietro la schiena... spento? Potreste rimanerne piacevolmente sorpresi. Ovvio che il carico alare si fa sentire in virata inclinata, ma con i trim chiusi e un pizzico di freno il tasso di caduta è basso, la virata modulabile, l’efficienza buona. Anche questa possibilità non è preclusa quindi; specialmente, se il vostro motore lo consente, lasciandolo in moto con un filino di gas, l’ala galleggia, galleggia, galleggia... Vola e non scende mai.

SPEED SYSTEM

Lo speed è molto efficace, un bell’aiuto nei controvento, anche se già con i trim “off” si viaggia veloci. Consiglio di lasciare i trim in posizione neutra ed utilizzare lo speed soprattutto quando l’aria è lievemente mossa e non conviene picchiare l’assetto di base, ma spingere un po’ sulla pedalina pronti a rilasciare se del caso. Devo dire che fino a metà corsa la stabilità è talmente buona da dare l’impressione che, invece di diminuire, questa aumenti... Ma non lasciatevi ingannare, anche se l’ala invita a spingere, e in aria calma oltre la metà dell’escursione la velocità cresce fino ad oltrepassare i 50 km/h a livello del mare, ed anche i 55 se rilasciamo i trim; il motore deve stare al passo, anche se mi aspettavo una richiesta di potenza superiore a quanto in realtà non occorra, anzi! In questo frangente la piccola superficie si fa positivamente apprezzare. Morale della favola: se farete tanto di mettervi la pedalina sotto i piedi, vi ritroverete a spingerla spesso!

ORECCHIE

Facilissime da fare con la bretellina esterna, a volte riaprono da sole a volte no, ad ogni modo se volete aumentare veramente il tasso di caduta dovrete ingegnarvi per trazionare anche il cordino successivo e magari spingere un po’ la pedalina.

SPIRALE

Ma quanto è bella la spirale con quest’ala! Entrare richiede un millisecondo, in mezzo giro le bocche sono verso il suolo e il fascio funicolare si trasforma in uno strumento musicale! Una volta dentro, l’ala si manovra a piacimento con una facilità estrema, senza sforzo: si rallenta, si accelera, si raddrizza o si affonda con pochi centimetri di freno. Bello ed efficace.

ATTERRAGGIO

...Vi siete fatti un bel volo, vi siete divertiti come non mai ma ora è giunto il momento di atterrare, e siete un po’ in apprensione perchè questa vela è la più piccola e caricata che abbiate mai volato. Tranquilli, fate come vi dico io e non avrete sorprese: intanto settate i trim, se già non lo erano, sulla solita posizione neutra marcata con la cucitura. Potete anche chiuderli del tutto, ma non conviene. Quindi, presentatevi veloci in corto finale, lasciatela volare, e raccordate con garbo solo rasoterra, prima di affondare. Che vi dicevo? Si atterra agevolmente anche senza vento. Ho provato pure, in aria calma, ad arrivare lento e un po’ paracadutato, senza nessunissimo problema. Il tasso di caduta rimane gestibile, l’ala Mac Para è piena di risorse.
Ricordatevi comunque che l’escursione dei comandi è relativamente limitata, se li affondate sotto le anche l’ala stalla netta e si accartoccia.

CARICO ALARE

Ritengo che i pesi in volo suggeriti dalla casa siano corretti. Se riuscite a rimanere nel mezzo, ben venga, altrimenti tra il carico massimo e quello minimo è forse meglio il minimo... se non con il trike.

PREGI / DIFETTI

Gonfiaggio, decollo, sportività e reattività sono le caratteristiche migliori che un pilota esperto potrà apprezzare. Molto esperto.
Non riesco ad indicare nessun difetto rilevante per questa vela, una volta rispettato il “targhet” al quale è indirizzata.

A CHI LA CONSIGLIO

Credo che per volare la SPICE, occorra un pilota capace che, pur non disdegnando qualche spostamento più impegnativo, richieda soprattutto divertimento in volo. Da questo punto di vista, la sorprendente vela Mac Para non ha rivali. Per le competizioni o i lunghi viaggi però, ritengo più efficaci le ali a profilo autostabile.









Davide Tamagnini

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Pubblicato su: 2007-12-27 (1103 letture)

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