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Aviosuperfici e paramotori
convivenza possibile?




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In questa immagine (foto di Giuliano Rossi): sottovento in prossimità di una aviosuperficie dotata di due piste parallele (in questo caso si usa la seconda, più corta, dedicata ai mezzi più lenti).

La diffusione del paramotore ha reso possibile avvicinare molti piloti di volo libero alle aviosuperfici attrezzate per il volo ultraleggero, le quali sono ben diffuse su tutto il territorio nazionale. Il fatto di poter operare da una struttura appositamente preparata offre numerosi vantaggi. Senza più la necessità di un decollo da pendio, i paramotoristi si sono guardati attorno alla ricerca di un sito adatto alle loro nuove esigenze e spesso hanno trovato nel campo di volo dietro casa la risposta adeguata: comodo da raggiungere, manto erboso sempre perfetto, gente appassionata e disponibile, e soprattutto un luogo adatto, lontano da abitazioni ed irosi contadini, dove si può andare a decollare senza che nessuno ti guardi male. Il rovescio della medaglia è sovente rappresentato da una convivenza a volte difficile con i numerosi e variegati mezzi volanti che lo frequentano. Le difficoltà nascono per lo più per ignoranza, da una parte delle più basilari norme di comportamento e regole di navigazione, dall’altra delle capacità di manovra e peculiarità operative di un mezzo così singolare come il parapendio motorizzato. A ciò si aggiunga una oggettiva e notevole differenza in merito alle caratteristiche di volo fra quest’ultimo e gli altri ULM, ed ecco che una qualche incomprensione può effettivamente avere luogo.

Premesso che quanto segue dovrebbe già fare parte del bagaglio culturale del pilota che ha frequentato un regolare corso di volo presso scuola certificata, è il caso forse di precisare come in questa sede si parli di aviosuperfici e non di aeroporti, strutture dalle quali è necessario tenersi a debita distanza (almeno 5 km) essendo inseriti in ATZ (aerodrome traffic zone), interdetti al traffico ultraleggero, quando non addirittura all’interno di zone CTR che si estendono fino al suolo. Le aviosuperfici sono in effetti semplici terreni idonei alla partenza ed all’atterraggio degli apparecchi, tuttavia anche queste sono quasi sempre munite di segnaletica (cinesini, manica a vento, ecc) e perciò sono gestite da persone fisiche o giuridiche responsabili della loro agibilità, ed il loro utilizzo è subordinato all’assenso del gestore. L’uso di una aviosuperficie non munita di segnaletica invece (in pratica un semplice campo), è subordinato all’assenso del proprietario (= chiedere il permesso al contadino!). Una richiesta in prima persona prima del decollo, o una telefonata o contatto radio prima dell’atterraggio, è quindi d’obbligo.

Per le operazioni dei velivoli da qualsiasi tipo di campo di volo, è previsto il rispetto del CIRCUITO DI TRAFFICO, ciò che in volo libero viene usualmente difinito “avvicinamento a C”. Solitamente una pista può essere operata nei due sensi, e viene scelto l’uno o l’altro a seconda della direzione nella quale spira il vento, di modo che il decollo e l’atterraggio avvengano il più possibile controvento. Nel caso di vento nullo o perfettamente laterale si rispetta l’usanza della pista in uso, segnalata sul terreno con una “T” bianca la cui asta è parallela alla pista, e nel senso che porta verso la barra trasversale. Solitamente le virate del circuito vengono effettuate sempre a sinistra (circuito sinistro) a meno che non sussitano condizioni locali particolari, e congiungono il BRACCIO DI DECOLLO, il BRACCIO CONTROBASE, SOTTOVENTO, BASE e FINALE.
Un eventuale ingresso in circuito va fatto sul braccio di sottovento, con un angolo di circa 45 gradi proveniendo dall’esterno ed alla stessa quota. E’ chiaro tuttavia che sarebbe ridicolo e pericoloso seguire, in paramotore, l’ampio circuito utilizzato dagli altri mezzi volanti, in quanto siamo troppo lenti con le nostre vele, e creeremmo intralcio. Specialmente se non abbiamo la radio per annunciare il nostro arrivo, è bene prima di tutto farsi vedere, attraversando perpendicolarmente l’asse pista esattamente sulla verticale, a debita quota, diciamo non meno di 500 piedi (150 m), facendo molta attenzione ovviamente. La verticale del campo infatti è l’unico punto nel quale gli aerei in circuito passano rasenti al terreno (per atterrare, decollare od effettuare touch & go), ed è quindi l’unico punto nel quale possiamo attraversare senza ostacolare il regolare svolgimento delle operazioni. A questo punto, se abbiamo intenzione di atterrare, impostiamo a nostra volta un breve circuito di atterraggio, cominciando a perdere quota in direzione del braccio di sottovento ma descrivendo una “C” più ristretta di quella seguita normalmente dagli altri ULM (altrimenti impiegheremmo troppo tempo) per poi effettuare la virata finale in prossimità del campo. Chiaro che questa operazione è possibile solo in assenza di altri velivoli in circuito, per non tagliare la strada a nessuno; meglio quindi aspettare che non ci sia traffico in vista per impostare l’avvicinamento. Una volta vicini al suolo abbiamo anche l’esigenza, a differenza degli altri mezzi volanti, di atterrare perfettamente controvento: perciò si dovrà effettuare una ulteriore virata, poco prima del contatto, per orientarsi correttamente. Cercate di poggiare i piedi non esattamente al centro della pista, ma sul bordo o su eventuali vie di rullaggio o zone di parcheggio sufficientemente ampie, in modo da non impegnare la pista, e liberate il prima possibile.

Per il decollo (che ovviamente noi effettuiamo sempre controvento) consiglio invece di prepararsi in un angolo dove potremo disporre la vela e scaldare il motore con calma, senza impegnare ancora una volta la pista, per poi decollare quando è tutto libero e la biga ci da l’ok, muovendoci in direzione ESTERNA al circuito (se necessario invertendo subito la rotta), praticamente in direzione opposta al sottovento, così da allontanarci dal campo senza impegnare il circuito. Se dovessimo poi andare in direzione contraria, avremo cura di descrivere un ampio giro rimanendo lontani dall’aviosuperficie.

Chiaro che tutto quanto sopra risulta più agevole ed è più facilmente digerito dalla mentalità dei piloti di ULM se muniti di radio, solitamente sulle frequenze aronautiche, universalmente adottate anche se in teoria vietate al volo ULM, tranne in casi particolari descritti al momento da fumose normative di carattere provvisorio. Per l’uso della radio non è necessario un attestato di fonia (anche se non farebbe certo male conseguirlo!), ma è sufficiente dichiarare con concisione e chiarezza la propria posizione e le proprie intenzioni, chiedendo il permesso di avvicinarsi e/o di atterrare. Tuttavia ciò non può e non deve sostituire le regole generali del volo a vista, ambito nel quale si svolgono tutte le operazioni di qualunque velivolo presso una aviosuperficie.
Consiglio anche di non effettuare passaggi bassi, virate e giochi vicino al terreno, nemmeno in assenza di traffico. Queste cose per noi assolutamente normali, vi assicuro per esperienza, non sono assolutamente comprese dagli operatori e piloti di volo ultraleggero, che vi considererebbero pazzi scatenati e pericolosi (e in taluni casi ci considerano già in tal modo, ricevendone, a loro modo di vedere, ulteriore conferma!).
In prossimità del campo occorre prestare particolare attenzione, oltre al traffico in volo ed a terra, ad eventuali filari di piante che possano originare turbolenze di sottovento, linee elettriche e frutteti da non sorvolare a bassa quota, nonchè eliche in movimento e scie lasciate lungo la pista e in volo dagli altri mezzi volanti.
Occorre essere vigili ed attenti, rispettosi e ligi alle regole ed altrui esigenze ed abitudini, senza dimenticare che siamo ospiti, di modo che la convivenza con gli altri ULM comporti un sereno arricchimento reciproco e non sia, al contrario, fonte di attrito.









Davide Tamagnini

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Pubblicato su: 2007-12-15 (3800 letture)

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